Come recuperare libri e documenti bagnati dopo un’alluvione: procedure operative, congelamento, liofilizzazione e piani di emergenza per archivi e biblioteche.
Maggio, il rischio idrogeologico e il recupero del patrimonio documentale e librario dopo un’alluvione
Il recupero di libri e documenti dopo un’alluvione è una delle sfide più urgenti per archivi e biblioteche: secondo gli indicatori elaborati dall’ISPRA, in Italia il rischio idrogeologico è diffuso in modo capillare; frane e alluvioni interessano, infatti, tanto le aree montane quanto le pianure e i centri urbani, coinvolgendo milioni di abitanti, edifici e beni culturali.
I recenti studi sul cambiamento climatico evidenziano un aumento delle temperature medie e una modifica del regime delle precipitazioni, con fasi secche più lunghe alternate a piogge brevi ma molto intense che accrescono la probabilità di eventi estremi come le alluvioni, come ha mostrato anche il recente disastro in Sicilia sud-orientale, dove nel mese di gennaio le piogge concentrate hanno causato gravi danni sul litorale ionico e nell’area di Niscemi.
Il mese di maggio, tradizionalmente associato alle grandi piene primaverili, registra oggi un incremento di episodi di precipitazioni improvvise e violente, come nel caso delle alluvioni del 2023 in Emilia-Romagna e in parte della Toscana, che hanno sommerso di acqua e fango strade, abitazioni e, non di rado, archivi e biblioteche (spesso collocati in edifici storici a piano terra o in seminterrati).
In questi scenari, il patrimonio documentale (cartaceo, pergamenaceo, fotografico) si rivela particolarmente vulnerabile: bastano poche ore di immersione in ambienti saturi d’acqua perché si inneschino processi di degrado difficilmente reversibili.
La Direttiva del 12 dicembre 2013, aggiornata nel 2015 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, definisce le procedure per la messa in sicurezza del patrimonio culturale in caso di calamità naturali e richiama gli istituti alla responsabilità di dotarsi di piani di emergenza specifici.
Inoltre, le “Linee guida per la prevenzione dei rischi e la reazione alle emergenze negli archivi”, pubblicate dalla Direzione Generale per gli Archivi nel 2014 (e alla cui stesura ha collaborato tra gli altri Pietro Livi, presidente della nostra azienda), traducono queste indicazioni in istruzioni concrete rivolte a tutti coloro che hanno la responsabilità di conservare archivi, offrendo strumenti per valutare i rischi, prepararsi all’emergenza, affrontarla e organizzare il recupero.
I meccanismi di danno dopo un’alluvione: cosa fa l’acqua alla carta, alla pergamena e alle fotografie
Per intervenire correttamente sul recupero dei documenti bagnati è necessario capire i meccanismi di danno che l’acqua innesca sui diversi supporti documentali. Non si tratta di un danno uniforme: ogni materiale reagisce in modo specifico, con tempistiche e criticità proprie.
La carta è igroscopica, ovvero assorbe l’acqua rapidamente, gonfia le fibre cellulosiche e perde coesione strutturale. Nei documenti rilegati, l’imbibizione provoca l’adesione delle carte in blocchi compatti (dei veri e propri mattoni) che, se non trattati entro poche ore, diventano impossibili da separare senza causare lacerazioni irreversibili.
La pergamena reagisce ancora più violentemente: in una alluvione, in prima battuta si gonfia, per poi, durante la fase di essiccamento – sia esso accelerato o naturale – contrarsi e imbarcarsi in modo marcato, assumendo una rigidità vitrea. Il tentativo di raddrizzarla manualmente senza un intervento controllato di umidificazione e distensione causa rotture nette e perdite di testo irrecuperabili.
Le fotografie (sia analogiche su supporto cartaceo, sia negativi, diapositive o stampe, fino ai supporti digitali ottici) sono tra i materiali più fragili: le emulsioni, spesso a base gelatinosa, possono staccarsi dal supporto, aderire ad altre superfici o deformarsi in modo irreversibile.
Su tutti i materiali imbibiti (UR assoluta del supporto superiore al 10%), in presenza di temperatura superiore ai 20°C e umidità relativa oltre il 65%, la proliferazione fungina può iniziare in appena 24/48 ore innescando un deterioramento rapido e difficilmente reversibile.
Ed è per questo che la Direzione Generale Archivi sottolinea l’urgenza di intervenire sulle condizioni ambientali (ventilazione, deumidificazione, rimozione dell’acqua stagnante) almeno quanto sui singoli pezzi, inserendo queste azioni tra le primissime fasi operative di ogni piano di risposta alle emergenze in archivi e biblioteche.
Le prime ore critiche: fasi operative per il recupero dei documenti bagnati in archivi e biblioteche
Il tempo è la variabile più preziosa in un’emergenza. Le Linee guida per la gestione delle emergenze in archivio identificano nelle prime 48 ore la finestra temporale determinante: oltre quel limite, il congelamento diventa l’unica opzione praticabile per evitare danni irreversibili.
Prima di qualsiasi intervento sui materiali, è necessario verificare l’agibilità dei locali, escludere rischi elettrici e strutturali, e dotare gli operatori di dispositivi di protezione individuale adeguati (guanti in nitrile, mascherine FFP2 o FFP3, occhiali protettivi), in conformità al D.Lgs. 81/2008.
Solo dopo aver garantito la sicurezza del personale, si procede alla valutazione dei danni e si possono classificare i materiali per categoria: documenti e libri poco bagnati o in quantità limitata (trattabili con asciugatura diretta), documenti e libri bagnati in quantità ingente (da congelare), documenti gravemente danneggiati con fango o contaminanti biologici (da isolare e trattare prioritariamente).
Le linee guida ministeriali raccomandano inoltre espressamente il congelamento quando la consistenza del materiale bagnato supera alcune decine di unità di conservazione: il ghiaccio formatosi nei materiali blocca la proliferazione microbica e impedisce l’ulteriore diffusione dell’umidità tra i fascicoli. I materiali non devono essere mai separati manualmente prima del trattamento; i blocchi di documenti fusi vanno trasportati interi, preferibilmente in sacchi di polietilene e casse isotermiche.
Congelamento, asciugatura e liofilizzazione: cosa ci ha insegnato l’Emilia-Romagna
Le alluvioni che nel maggio 2023 hanno colpito l’Emilia Romagna hanno evidenziato in modo esemplare come il recupero di archivi e biblioteche richieda una filiera strutturata di competenze, infrastrutture e responsabilità condivise. In contesti come Faenza, Forlì, Lugo e Cesena, i depositi librari e archivistici, spesso collocati in seminterrati o piani terra di edifici storici, sono stati investiti da acqua e fango, con danni ingenti a collezioni di pregio e fondi storici.
In questo scenario si inserisce il caso della Biblioteca del Seminario Arcivescovile di Forlì, che custodisce migliaia di volumi dal Quattrocento a oggi, tra cui numerosi incunaboli e cinquecentine. In quell’occasione la Frati e Livi è intervenuta a titolo gratuito, mettendo a disposizione personale, mezzi e attrezzature proprie e operando a stretto contatto con la Protezione Civile e con il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, sotto il coordinamento della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Emilia-Romagna.
Compatibilmente con le Linee guida della Direzione Generale Archivi, che indicano il congelamento come soluzione privilegiata per grandi masse di materiali bagnati, le tecniche di congelamento e liofilizzazione si sono dimostrate strategiche per il salvataggio di libri e documenti bagnati.
Il congelamento, infatti, a temperature intorno a -20/30 °C blocca i processi di degrado biologico e chimico, guadagnando tempo prezioso per organizzare un piano di asciugatura controllata. Il vantaggio, in emergenza, è duplice: da un lato si interrompe lo sviluppo di muffe, dall’altro si evita che la carta si saldi in blocchi irrimediabilmente compatti.
La liofilizzazione, ossia l’essiccamento sotto vuoto con passaggio diretto da ghiaccio a vapore (sublimazione), permette di rimuovere l’umidità residua minimizzando il rischio di collasso strutturale della carta e di migrazione degli inchiostri, con risultati nettamente migliori rispetto alla sola asciugatura in aria. Nel nostro impianto, è infatti possibile trattare in un unico ciclo centinaia di volumi o faldoni, recuperando livelli accettabili di leggibilità e fruibilità, pur con possibili necessità successive di interventi di restauro puntuale su campioni selezionati.
L’elemento distintivo dell’intervento di Frati e Livi per salvare il materiale della Biblioteca del Seminario Arcivescovile di Forlì è stato l’impiego di tecnologie proprietarie sviluppate appositamente per questo tipo di emergenze.
Il primo strumento utilizzato è stato il CryoSafetySystem, un sistema di precongelamento parametrizzato e modulare che non richiede impianti fissi né fonti di energia esterna, permettendo di abbattere la temperatura dei materiali direttamente sul luogo del disastro. Questo è fondamentale perché, come già accennato, le muffe sui libri bagnati possono proliferare in meno di 48 ore, rendendo il fattore tempo decisivo per l’esito dell’intervento.
Una volta precongelati, questi volumi possono essere trasferiti e trattati con Books Wind1, il più grande liofilizzatore italiano per beni cartacei e membranacei, progettato dalla stessa Frati e Livi nel 2003 e tuttora l’unico impianto del genere testato e approvato dall’Istituto Centrale per la Patologia del Libro.
Le esperienze maturate in Emilia-Romagna hanno inoltre confermato l’importanza di avere, già in tempi ordinari, accordi e convenzioni attivi con strutture in grado di offrire servizi di congelamento e liofilizzazione per il salvataggio di documenti e libri bagnati. Dove questa filiera è già stata pensata è possibile mobilitare rapidamente mezzi e competenze; dove manca, i tempi di reazione sono dilatati, e il rischio di perdite irreversibili è sicuramente maggiore.
Un partner come Frati e Livi, se inserito in questa filiera, può assumersi il compito di mantenere pronti impianti e squadre di intervento e supportare gli enti nella definizione di priorità di salvataggio e logistiche di trasporto sicuro dei materiali bagnati verso il proprio centro di trattamento.
Piano di emergenza per archivi e biblioteche: come prevenire i danni da alluvione
Il modo più efficace di gestire un’emergenza è prepararsi prima che accada. Un piano di emergenza è uno strumento operativo che ogni ente conservatore dovrebbe adottare, indipendentemente dalle dimensioni del proprio patrimonio.
Un piano efficace include: la mappatura dei fondi per priorità di salvataggio (identificando preventivamente i materiali unici, rari e non riproducibili); la planimetria dell’istituto con indicazione delle aree a rischio, delle vie di accesso per i mezzi di soccorso e delle risorse disponibili (sacchi di polietilene, casse isotermiche, DPI); le procedure operative per le prime fasi di emergenza, con compiti assegnati nominativamente al personale; e i contatti aggiornati dei fornitori specializzati, delle Soprintendenze competenti e dei Comandi dei Vigili del Fuoco locali.
Un archivio o una biblioteca che dispone di un piano di emergenza aggiornato è un istituto che, anche nel peggiore degli scenari, conserva la capacità di reagire con ordine, rapidità e metodo.
Proteggere la memoria dal rischio alluvione: il ruolo del disaster recovery per archivi e biblioteche
Come abbiamo visto, gli studi sul rischio climatico per l’Italia indicano che eventi meteorologici estremi diventeranno sempre più frequenti nel corso dei prossimi decenni, con effetti diretti su città, infrastrutture e di conseguenza anche su beni culturali. Le alluvioni che negli ultimi anni hanno colpito il nostro paese, danneggiando gravemente biblioteche, archivi, musei e depositi, rappresentano un monito inequivocabile: senza dei piani di emergenza aggiornati e senza filiere di disaster recovery strutturate, il rischio di perdere intere porzioni di memoria collettiva è reale.
Direttori e responsabili di archivi e biblioteche dovrebbero considerare il rischio idrogeologico e gli effetti del cambiamento climatico non come eccezioni, ma come variabili strutturali della propria programmazione strategica; e investire in prevenzione, formazione, infrastrutture, e costruire alleanze con Soprintendenze, Protezione Civile, reti professionali e partner tecnici qualificati in grado di intervenire nelle prime ore critiche per il recupero dei documenti e dei libri bagnati.
In questo contesto, Frati e Livi è in grado di agire affiancando gli enti, tanto nella prevenzione quanto nella gestione delle emergenze, con un approccio misurato, trasparente e orientato alla qualità. Disporre, già in fase preventiva, di un referente in grado di attivare rapidamente squadre di emergenza e tecnologie per il trattamento dei documenti bagnati, riduce tempi morti e margini di errore e consente di inserire nel piano di risposta all’emergenza modalità operative già testate sul campo, in linea con le indicazioni fornite dal gruppo di lavoro Rischi ed emergenze negli archivi (REA).
Nel mese di maggio, mentre aumenta l’attenzione sugli eventi di piena e alluvione, diventa naturale trasformare questa consapevolezza in azioni concrete: aggiornare i piani di emergenza, verificare le condizioni dei depositi, definire protocolli di intervento con i propri partner.
Ogni pagina salvata, ogni volume recuperato è un frammento di storia restituito alla comunità; lavorare oggi per prevenire il danno, con serietà tecnica e sensibilità culturale, è il modo più concreto per onorare questa responsabilità.
Nel caso di un’emergenza o per pianificare in anticipo la protezione del tuo patrimonio documentale, Frati e Livi è a disposizione per supportarti: dalla valutazione del rischio all’intervento sul campo. Contattaci qui
